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sabato, ottobre 21, 2006

Fuoco e Fiamme

Fuoco e Fiamme erano molto amici, si divertivano tantissimo con atti di vandalismo piccoli e grandi.
Ogni volta che vedevano un cassonetto dell'immondizia era una grande festa: prima si avvicinava Fuoco con fare circospetto "Bene, non ci sono idranti in circolazione", faceva segno a Fiamme ed iniziava i festeggiamenti.

Si volevano molto bene, erano inseparabili, benchè i loro caratteri fossero così differenti, Fuoco era il più timoroso, il più costante, il più prudente mentre Fiamme era una grande burlona, molto estroversa ed assolutamente incosciente.

Condividevano da anni lo stesso appartamento. Adoravano i mobili in legno, che però dovevano continuamente sostituire. I loro più cari amici, nonchè vicini di casa, erano la famiglia Cerini e la Sig.ra Benzina.

Non sempre il vicinato era tranquillo spesso capitava che i piccoli Cerini si avvicinassero troppo alla casa di Fuoco e Fiamme e che in breve sparissero senza lasciare tracce, iniziava così la ricerca che non portava ad altro che ad uno "Scusate...lo volevo accarezzare" di Fiamma. Tutto però finiva sempre con grandi sorrisi (i piccoli Cerini sono dei grandi rompiballe).

La Sig.ra Benzina era stata abbandonata dal marito, quello sciagurato del Sig. Diesel, anni prima. Una mattina trovò un biglietto "Addio, amo la Verde SP, il mio futuro è con lei, che senso ha restare?".
"Quella puttanella" pensò la Sig.ra Benzina "se quel tonto di Diesel sapesse che ormai va con tutti..."
Da quella mattina viveva nella grande casa tutta sola aspettando la fine e giocando a briscola con Fuoco, Fiamma e la Sig.ra Cerino (molte volte sostituita dal morto a causa delle continue gravidanze).

Un giorno d'estate uno straniero entrò in quello strano quartiere. Bussò alla porta della Sig.ra Benzina per chiedere informazioni, si era perso. Lei aprì la porta, sorrise...assomigliava al suo Diesel e lo abbracciò. Era invece un semplice uomo che andò via tutto infastidito.
Per strada incontrò il piccolo Cerino tutto triste e gli chiese "Perchè sei triste piccolino?"
"Il mio zolfanello è finito nel giardino della signora Fiamma e la mamma mi ha detto che non posso andare a prenderlo!"
"Non temere te lo prendo io"

Lo straniero scavalcò il recinto prese lo zolfanello, stava per tornare indietro quando Fiamma lo scambiò per Diesel e lo abbracciò.

Epilogo
Lo straniero prese fuoco e morì tra atroci sofferenze

Morale della favola: oggi porto le fiamme, e vorrei uccidere.


baci dalla vostra Alice nel paese del Fuoco e delle Fiamme

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venerdì, ottobre 13, 2006

Vivo, morto o x?

La notizia uscì come una saetta dal Fantabosco, tutte le creature rimasero sconvolte, è possibile che strega Varana avesse cambiato fornitore?
Che fosse tagliata male?
Eppure Principessa Odessa non aveva avuto problemi...
Forse era stata colpa del Valium datogli da Milo Cotogno (che voleva segretamente farlo fuori per prendere il suo posto)?
Forse la causa erano le bottiglie di Cuoco Basilio...o era Principe Giglio (che assomiglia un sacco a Lapo...poi il candido giglio...insomma qui lo sgamo è facile)?

Quando lo vennero a sapere i Teletubbies, Dodò, dall'albero Azzurro, aveva già mandato un telegramma (non aveva voglia di andare di persona). Essi, quindi, si sentirono costretti a prendere parte al corteo personalmente. Chiaramente sbagliarono (erano passati prima da strega Varana anche loro) e finirono al cimitero dove un corteo nero stava portando la formicuzza morta per il gran dolore dopo aver saputo che il grillo aveva sbattuto la testa cadendo dalle scale (non so se si usa anche nel resto dell'Italia, ma l'Abruzzo è pieno di queste allegre filastrocche).

Solo l'Ape Maya arrivò in tempo affranta e avvinazzata (era pur sempre un ape alcolista), ma quello che trovò di fronte ai suoi occhi la stupì: nulla. "Dov'è la salma?"
Non c'era! Semplicemente nessun funerale!

Quindi cosa era accaduto??? Nessuno al Fantabosco ne aveva idea.

Passarono le stagioni, arrivò l'autunno e con esso i nuovi programmi Rai. L'Ape Maya svolazzava (sempre brilla) su Rai Tre quando lo vide...Tonio Cartonio.
Si fermò di colpo, lo guardò negli occhi e disse "Vivo, morto o x?"
"X, grazie"

Morale della favola:
Danilo Bertazzi (al secolo Tonio Cartonio) è vivo e conduce un programma su Rai Tre, non si fa la barba e non indossa bretelle ridicole, ma fa lo stesso ridere.

E basta dire che è morto! Fantabosco insorgi!


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giovedì, ottobre 12, 2006

Foto, sogni e mal di gola

Ho mal di gola, questa notte ho sognato Goya.

Partiamo dal sogno. La Terra stava per essere distrutta e i terrestri erano stati deportati per poi essere uccisi in massa. Io ed altri 5 ragazzi ci salviamo e ci nascondiamo in case strettissime e piene di cunicoli. Arrivano i tipi cattivi ci cercano e non ci trovano.

Fine prima parte, nella seconda parte del sogno qualcuno mi ha salvata. Un circo.
Intanto uccido una ragazza strangolandola con delle murene (era cattiva e voleva uccidermi).
Vado tra i miei amici clown (amici clown?????) e mi dicono che dovevo partecipare assolutamente allo spettacolo sulla nave perchè mancava la rana ed avrebbe assistito Goya.

Insomma mi vestono da rana, iniziamo lo spettacolo ed arriva Goya che inizia ad imprecare contro lo spettacolo ed i clown, allora io lo guardo malissimo e lui mi dice "Vediamo cos'ha da dire questa ragazza che mi guarda così male"
Io allora inizio una lunga discussione sul rapporto tra istante e felicità e nipoti.
Sul più bello un clown dice "Sono le sette meno un quarto, dobbiamo gettare i palloncini in mare".
Fine del sogno.

Mi sveglio e sento carta vetrata in gola...che dolore! Ancora adesso sto malissimo...
Mangiare stasera sarà una tortura...anche respirare è una tortura (mi sento come il rospetto vomitoso di Bart).
Domani vado in farmacia e mi dopo con una sana dose di antibiotici.

Per quel che riguarda le foto...be ne abbiamo di meno, ma che importa?
Quello che è stato vissuto è più importante e bello!

ciao ciao

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martedì, ottobre 03, 2006

Milano merda e altre storie

La prima delle storie che oggi voglio narrarvi racconta di una ragazza molto coraggiosa.
Aveva "lunghi" capelli castani un faccino serio e un po' di culone, era buona e cattiva, gentile e stronza.
Quella mattina, mentre stava portando le ciambelle alla nonna saltellando con il suo mantellino rosso, si imbattè in una strana costruzione: un palazzo di marzapane su cui troneggiava la scritta "Wella Studio".
La ragazzina, che chiameremo AzzurraNeve, si avvicinò, scrutò e alla fine decise di entrare...a nulla servirono gli avvertimenti della mamma "Non ti far tagliare i capelli".

Nel grande palazzo di marzapane tutto era tranquillo e silenzioso; ad un tratto le si avvicinò un folletto che le disse "Vieni, è da questa parte".
AzzurraNeve seguì senza esitare il folletto, del resto era ormai troppo tardi per tornare indietro, ad ogni passo l'uscita diventava sempre più piccola e lontana. Alla fine di un lungo corridoio illuminato da 1000 candele entrò in una stanza piena di altre giovinette (se scrivevo vergini ci stava meglio, ma questa è una favola mica fantascienza!) da sacrificare; il terrore iniziava ad impadronirsi di lei.

Dopo ore passate a porsi mille domande alle quali non sapeva dare risposta ("Che mangio stasera?") entrarono nella stanza i tre moschettieri + D'Artagnan + Costance (o forse Milady...chi potrà mai dirlo?) e iniziarono a scrutare le giovani.
AzzurraNeve tremava quando
Costance (o forse Milady...chi potrà mai dirlo?) puntò il suo dito adunco verso di lei e disse, rivolgendosi ad un moschettiere, "Egidio, guarda lei con la maglia rossa".
"Mmmmm, va bene. Ti faccio la frangia e i capelli blu, va bene?" AzzurraNeve capì che ormai era arrivata la sua ora, deglutì e disse con un filo di voce "Si".

Dov'era il principe azzurro? Perchè nessuno la salvava? Dov'era? Chi era? Dove stava andando? Dio c'è? AzzurraNeve non si poneva nessuna di queste domande, aveva semplicemente fame.

Fu vestita con il camice bianco liturgico e portata sull'altare sacrificale, sarebbe stata la prima. In basso poteva vedere fameliche creature vestite malissimo ma ultra griffate che le lanciavano maledizioni con i loro flash. Iniziò la cerimonia, il moschettiere Egidio le ballò attorno toccandole i capelli e recitando arcaiche formule magiche...ed ecco il caschetto da segretaria apparì magicamente. AzzurraNeve, ormai in trance, seguiva tutto con sguardo perso, senza riuscire ad opporsi.
Fu poi il turno del secondo moschettiere che le cotonò i capelli e le mescolò con pozioni dall'odore irripetibile, fortunatamente la pozione chiamata "blu" era finita, ma non quella chiamata "carotina timida, quasi biondo scuro".
Poi fu portata in una stanza luminosa: avrebbe atteso li la sua fine.

Dopo poco più di una eternità eccola di nuovo sull'altare assieme alle ragazze di cui condivideva la sorte, la fine ormai era vicina, la sentiva. Tutte in fila, i mostriciattoli si avvicinavano, i moschettieri toccavano i capelli,
Costance (o forse Milady...chi potrà mai dirlo?) sorrideva sadica con le sue extension bionde...e poi...

E poi tutto finì così come era iniziato, si ritrovò nel bosco. Si sentiva strana, come quando ti svegli tutta sudata sul ciglio di una strada con un rene in meno, era stato un sogno?
Chi potrà mai dirlo (un po' come Costance o forse Milady)?
Alzò gli occhi al cielo per trovare una risposta ma trovò solo capelli...il segno inconfutabile di una frangia che prima non c'era.

E vissero tutti felici e contenti.


La seconda storia racconta di Fausta che viene a Milano per ritirare la tesi proprio nel giorno in cui inizia la stagione della merda. Milano puzza, ma davvero tanto tanto.



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